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Quanto costa una dichiarazione di successione

È morto un genitore, ti hanno detto che devi fare la successione e la prima domanda è sempre la stessa: quanto mi viene a costare. Rispondiamo per davvero. Qui trovi separate le due cose che di solito vengono confuse: le imposte che vanno allo Stato, che sono fissate per legge e uguali per tutti, e il compenso di chi prepara e presenta la pratica. Con i conti fatti su un esempio concreto, così capisci quale voce pesa e perché.

Aggiornato ad agosto 2026

Le due voci di spesa: imposte allo Stato e onorario del tecnico

Quando chiedi quanto costa una successione, stai chiedendo due cose diverse in una sola domanda. Da una parte ci sono imposte e tributi che finiscono nelle casse dello Stato. Dall'altra c'è la parcella di chi fa il lavoro.

Le imposte non le decide il tecnico. Sono scritte nella legge, si calcolano sui valori dei beni ereditati e sul grado di parentela. L'onorario invece dipende dal lavoro che serve davvero: quanti immobili ci sono, quanti eredi, se c'è un testamento, se il catasto è in ordine.

Confondere le due voci è l'errore più comune. Capita di sentire dire "la successione mi è costata 1.400 euro" senza sapere quanto di quella cifra era imposta e quanto era compenso. Sono due mondi separati e vanno letti separati, altrimenti non riesci a confrontare niente con niente.

Anticipiamo il finale, perché a molti basta questo. Se erediti da un genitore, da un figlio o dal coniuge, l'imposta di successione vera e propria quasi sempre non la paghi: la franchigia è alta e non ci arrivi. Quello che paghi sono le imposte legate agli immobili e le voci fisse della pratica telematica.

Imposta di successione: aliquote, franchigie e chi la paga davvero

L'imposta di successione è regolata dal Testo unico sulle successioni e donazioni, il D.Lgs. 346/1990. Si calcola sul valore netto che spetta a ciascun erede, cioè quello che riceve meno i debiti del defunto documentati.

  • 4% per il coniuge e i parenti in linea retta, quindi figli, genitori, nonni e nipoti in linea retta, solo sulla parte che supera 1.000.000 di euro per ciascun erede
  • 6% per fratelli e sorelle, solo sulla parte che supera 100.000 euro per ciascuno
  • 6% per gli altri parenti fino al quarto grado e per gli affini in linea collaterale fino al terzo grado, senza nessuna franchigia
  • 8% per tutti gli altri, senza nessuna franchigia
  • 1.500.000 euro di franchigia per l'erede con disabilità grave riconosciuta ai sensi dell'articolo 3, comma 3, della Legge 104/1992

Queste sono le aliquote e le franchigie in vigore, come le pubblica l'Agenzia delle Entrate.

La franchigia è per ciascun erede, non per l'intera eredità. Se un padre lascia 1,4 milioni a due figli in parti uguali, ognuno riceve 700.000 euro e resta sotto il milione. Nessuno dei due paga un euro di imposta di successione.

Ecco perché nella grandissima parte delle successioni di famiglia questa imposta è zero. Una casa e qualche terreno nel Salento, valutati come vuole il fisco, non arrivano al milione a testa. Il conto cambia quando l'erede è un nipote figlio di fratello, un cugino o una persona fuori dalla famiglia: lì la franchigia non c'è e si paga dal primo euro.

Una novità da tenere presente. Per le successioni aperte dal 1° gennaio 2025, con il D.Lgs. 139/2024, l'imposta di successione si autoliquida. Vuol dire che la calcola chi presenta la dichiarazione, non più l'ufficio che poi manda l'avviso a casa. Un motivo in più per farla calcolare da chi la fa di mestiere.

Imposte ipotecaria e catastale: quanto pesano gli immobili

Se nell'eredità ci sono case, terreni, garage o depositi, si pagano due imposte legate agli immobili. Sono regolate dal D.Lgs. 347/1990 e si versano prima di inviare la dichiarazione.

  • imposta ipotecaria: 2% del valore degli immobili, con un minimo di 200 euro
  • imposta catastale: 1% del valore degli immobili, con un minimo di 200 euro

Il valore su cui si calcolano non è il prezzo di mercato della casa. È il valore catastale, che si ottiene dalla rendita catastale aumentata del 5% e moltiplicata per un coefficiente legato alla categoria dell'immobile. Per le abitazioni il coefficiente è 110 quando si chiede l'agevolazione prima casa e 120 negli altri casi.

Facciamo il conto su un caso reale. Rendita catastale 500 euro. 500 per 1,05 fa 525. 525 per 120 fa 63.000 euro di valore catastale. Su quella cifra l'ipotecaria al 2% è 1.260 euro e la catastale all'1% è 630 euro. In tutto 1.890 euro.

Quando la rendita è bassa comandano i minimi. Con un valore catastale di 8.000 euro il 2% sarebbe 160 euro, ma paghi comunque 200 euro, perché quello è il minimo di legge. Lo stesso vale per la catastale. È il motivo per cui anche una piccola casa in campagna non scende mai sotto i 400 euro di imposte tra le due.

Un punto che salta fuori spesso da queste parti: se un fabbricato non è accatastato, oppure è accatastato male, prima della successione serve una pratica Docfa (Documenti Catasto Fabbricati, la procedura con cui si aggiorna o si inserisce un immobile al catasto). È un lavoro a sé, con un costo a sé. Meglio scoprirlo all'inizio che a metà pratica.

Agevolazione prima casa: quando le percentuali diventano 200 euro

Se almeno uno degli eredi ha i requisiti prima casa su un'abitazione non di lusso compresa nell'eredità, le imposte ipotecaria e catastale non si pagano più in percentuale. Si pagano in misura fissa: 200 euro ciascuna, quindi 400 euro in tutto per quell'immobile e per le sue pertinenze.

Riprendi l'esempio di prima. Da 1.890 euro si scende a 400 euro. È la voce che più di ogni altra cambia il totale, quindi è la prima cosa da guardare quando facciamo il conto insieme.

I requisiti devono esserci alla data della morte, non dopo. In breve: l'erede deve avere la residenza nel Comune dove si trova la casa oppure impegnarsi a trasferirla entro 18 mesi, non deve possedere un'altra abitazione nello stesso Comune, non deve avere già un immobile acquistato con le agevolazioni prima casa in Italia. Ci sono eccezioni e casi particolari, quindi la verifica va fatta sul caso tuo e non a memoria.

L'agevolazione si chiede dentro la dichiarazione di successione, con una dichiarazione sostitutiva di atto notorio in cui l'erede attesta di avere i requisiti. Non arriva da sola: se non la chiedi, non te la danno. Se te ne accorgi dopo non è sempre persa, perché si può rimediare con una dichiarazione integrativa finché non arriva l'avviso di liquidazione, ma è una strada in salita: molto meglio chiederla subito. Attenzione anche al dopo: se vendi quella casa entro 5 anni il beneficio decade e vai a pagare la differenza, salvo riacquistare nei termini di legge.

Basta un solo erede con i requisiti per portare l'agevolazione su tutto l'immobile. Non serve che ce l'abbiano tutti.

Bollo, tassa ipotecaria e tributi speciali: le voci fisse della pratica

Oltre alle imposte c'è un gruppetto di voci più piccole. Servono a far girare la macchina: trascrivere il certificato di successione presso l'ufficio del Territorio, l'ex Conservatoria dei registri immobiliari, e voltare gli immobili al catasto a nome degli eredi.

  • imposta di bollo, dovuta per ogni ufficio provinciale del Territorio interessato dagli immobili
  • tassa per i servizi ipotecari e catastali, anche questa per ogni ufficio interessato, più alta se chiedi la voltura catastale automatica
  • tributi speciali, in gran parte eliminati dal D.Lgs. 139/2024, con una voce residua se chiedi l'attestazione di avvenuta presentazione della dichiarazione

Al momento in cui scriviamo gli importi correnti sono 85 euro di imposta di bollo e 120 euro di tassa per i servizi ipotecari e catastali per ogni ufficio del Territorio, quando si chiede la voltura catastale automatica. Senza voltura automatica la tassa scende a 65 euro. Sono cifre che il legislatore ha già ritoccato di recente, quindi in studio le ricontrolliamo a ogni pratica invece di darle per buone.

Qui c'è una cosa che quasi nessuno si aspetta: queste voci si moltiplicano per il numero di uffici coinvolti. Se il defunto aveva un appartamento a Ruffano e un terreno in un'altra provincia, paghi due volte bollo e tassa. Due beni nello stesso ufficio invece contano come uno.

Onorario dello studio: da cosa dipende e cosa comprende

Il compenso del tecnico non è un listino. Dipende da quanto lavoro c'è dietro, e il lavoro cambia molto da una successione all'altra. Queste sono le cose che lo fanno salire o scendere.

  • quanti immobili ci sono e in quanti Comuni e province si trovano
  • quanti sono gli eredi, se sono tutti reperibili e se sono d'accordo
  • se c'è un testamento pubblicato oppure si va per successione legittima
  • se il catasto è allineato o se prima vanno sistemate intestazioni, rendite o fabbricati mai accatastati
  • se ci sono conti correnti, titoli, quote di società, polizze, automezzi
  • se il termine è già scaduto e serve il ravvedimento

Una successione con un solo immobile, due eredi d'accordo e il catasto in ordine è un lavoro lineare. Una con sei eredi, otto particelle di terreno in tre Comuni e un fabbricato rurale mai dichiarato è tutta un'altra cosa. Dare un prezzo unico a queste due pratiche sarebbe preso in giro.

Il nostro onorario dipende dal caso concreto: una successione con un immobile e due eredi non ha niente a che vedere con una che ne ha sei e una difformità catastale da sistemare.

Quello che possiamo dirti è come lavoriamo: guardiamo visure e documenti, contiamo gli immobili e gli eredi, vediamo se il catasto è in ordine, e da lì ti diamo una cifra ferma per iscritto prima di muovere un dito.

Nel preventivo teniamo sempre separate due colonne: da una parte le imposte e i tributi dovuti allo Stato, che sono quelli spiegati qui sopra, dall'altra il nostro lavoro. Così sai esattamente cosa stai pagando e a chi.

Come lavoriamo. Prima guardiamo le carte e i dati catastali, poi ti diciamo cosa serve, quanto tempo ci vuole e quanto costa. Documenti, tempi e parcella chiari prima di iniziare. Poi la pratica la portiamo avanti noi, ti aggiorniamo quando c'è qualcosa da sapere e tu torni a pensare alle tue cose.

Tempi di pagamento e cosa succede se sei in ritardo

La dichiarazione va presentata entro 12 mesi dalla data della morte. Lo dice l'articolo 31 del D.Lgs. 346/1990.

Le imposte ipotecaria e catastale, il bollo e la tassa per i servizi si versano entro lo stesso termine, prima dell'invio telematico. L'imposta di successione autoliquidata, quando è dovuta, si paga entro 90 giorni dalla scadenza del termine di presentazione. Se supera 1.000 euro puoi versare almeno il 20% entro quei 90 giorni e il resto in 8 rate trimestrali, che diventano fino a 12 quando l'importo supera 20.000 euro.

Non sempre la dichiarazione è obbligatoria. L'articolo 28 del D.Lgs. 346/1990 esonera chi si trova in tutte e tre queste condizioni insieme: eredi solo il coniuge e i parenti in linea retta, attivo ereditario non superiore a 100.000 euro, nessun immobile né diritto reale immobiliare. Se manca anche una sola condizione, la dichiarazione va fatta. Basta un garage per farla scattare, qualunque sia il suo valore.

Se il termine è già passato si rimedia, non è un disastro. La sanzione per la dichiarazione omessa è del 120% dell'imposta dovuta, mentre il ritardo contenuto entro 30 giorni è sanzionato al 45%. Sono le misure dell'articolo 50 del D.Lgs. 346/1990 nel testo modificato dal D.Lgs. 87/2024, che si applicano alle violazioni commesse dal 1° settembre 2024. Con il ravvedimento operoso la sanzione si riduce parecchio, e più presto ti muovi meno paghi. Se non è dovuta imposta di successione, la sanzione per il ritardo è in misura fissa e resta contenuta.

Morale: se hai una successione ferma da anni in un cassetto, il costo peggiore è aspettare ancora.

Questa pagina spiega la regola generale in modo divulgativo. Ogni situazione ha i suoi dettagli: prima di decidere, facci vedere il tuo caso.

Domande frequenti

Le domande
che ci fanno.

Eredito la casa di mio padre insieme a mio fratello. Quanto pago?

Imposta di successione quasi certamente zero, perché la franchigia è di 1 milione di euro per ciascun erede. Restano ipotecaria e catastale, cioè 2% e 1% del valore catastale con un minimo di 200 euro ciascuna. Se uno dei due ha i requisiti prima casa su quell'abitazione, scendono a 200 euro l'una. Poi ci sono bollo e tassa ipotecaria e l'onorario dello studio.

Devo fare la successione se c'è solo un conto in banca?

Non è obbligatoria se ricorrono insieme tre condizioni: eredi solo il coniuge e i parenti in linea retta, attivo non superiore a 100.000 euro, nessun immobile. Se anche una sola manca, la dichiarazione va presentata. Prima di decidere, chiedi alla banca quali documenti vuole per sbloccare le somme: capita che chiedano comunque una dichiarazione.

Quanto tempo ho per presentare la dichiarazione?

Dodici mesi dalla data della morte. Le imposte sugli immobili e le voci fisse si pagano entro lo stesso termine, prima dell'invio. L'imposta di successione, se dovuta, entro 90 giorni dalla scadenza di quel termine.

Sono passati tre anni dalla morte di mia madre. Cosa rischio?

La sanzione per l'omessa dichiarazione è del 120% dell'imposta dovuta. Se però non c'è imposta di successione da pagare, come succede quasi sempre tra genitori e figli, la sanzione è in misura fissa e contenuta. Con il ravvedimento operoso si riduce ancora. Chiama e vediamo la posizione, prima che ci pensi l'ufficio.

Serve il notaio per la dichiarazione di successione?

Per la dichiarazione no, la prepara e la invia un professionista abilitato. Il notaio serve in altri passaggi: pubblicazione del testamento, accettazione con beneficio d'inventario, divisione dei beni tra eredi con un atto. Anche la rinuncia all'eredità si fa davanti al notaio o al cancelliere del tribunale.

La voltura al catasto è compresa nella dichiarazione?

Sì. La domanda di voltura viaggia insieme alla dichiarazione telematica e l'Agenzia delle Entrate la esegue in automatico, purché tu la richieda nel modello e i dati catastali risultino già intestati correttamente al defunto. Se l'intestazione al catasto non corrisponde, va prima sistemata con una pratica a parte.

Il valore da dichiarare è il prezzo di mercato della casa?

No. Per fabbricati e terreni si usa il valore catastale: rendita aumentata del 5% e moltiplicata per il coefficiente della categoria. Quasi sempre è molto più basso del prezzo di mercato, ed è il motivo per cui le imposte sugli immobili pesano meno di quanto ti aspetti.

Quanto costa la pratica allo studio?

Dipende dal numero di immobili, dal numero di eredi e da quanto è in ordine il catasto. Guardiamo le carte e ti diamo il preventivo prima di iniziare, con i documenti e i tempi.

Portaci le carte, alla successione pensiamo noi.

Chiama il Geom. Amedeo Falcone al 347 135 0574 oppure scrivi a info@salentosicurezza.com. Bastano il certificato di morte, i dati del defunto e le vecchie visure o gli atti degli immobili. Guardiamo la posizione, ti diciamo quali imposte sono davvero dovute nel tuo caso e quanto costa la pratica, prima di iniziare. Lo studio è in Via Alessandro Volta 28, a Torrepaduli di Ruffano, aperto lunedì, mercoledì e venerdì dalle 16:00 alle 20:00.

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