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Dichiarazione di successione: chi la presenta, entro quando e cosa serve
È mancata una persona di famiglia e ti hanno detto che devi fare la successione. Intanto la banca ha bloccato il conto e nessuno ti spiega da dove si comincia. È la situazione con cui arriva in studio la maggior parte delle persone. La dichiarazione di successione è il documento con cui si comunica all'Agenzia delle Entrate cosa lascia il defunto e a chi va. Con gli immobili dentro, serve anche ad aggiornare il catasto. Va presentata entro dodici mesi dal decesso. Qui sotto trovi tutto in ordine, senza giri di parole.
Aggiornato ad agosto 2026
Chi deve presentare la dichiarazione di successione e chi è esonerato
L'obbligo riguarda gli eredi, i chiamati all'eredità (cioè chi è chiamato a ereditare ma non ha ancora accettato), i legatari, i loro rappresentanti legali, gli amministratori dell'eredità, i curatori dell'eredità giacente, gli esecutori testamentari e i trustee.
- l'eredità va al coniuge e ai parenti in linea retta (figli, nipoti, genitori)
- il valore dell'attivo ereditario non supera 100.000 euro
- nell'eredità non ci sono immobili né diritti reali immobiliari
Se le persone obbligate sono più di una, basta che la presenti una sola: vale per tutti. È il motivo per cui, quasi sempre, la pratica la segue un figlio o un fratello per conto di tutta la famiglia.
Ci sono casi in cui non va presentata. L'articolo 28, comma 7 del Testo unico sulle successioni (decreto legislativo 346/1990) prevede l'esonero solo se ci sono tutte e tre queste condizioni insieme:
Basta che ne manchi una e la dichiarazione va fatta. Anche un piccolo terreno agricolo di pochi metri quadri fa scattare l'obbligo. Se sei esonerato, però, devi comunicarlo per iscritto alla banca, che entro quindici giorni gira la dichiarazione all'Agenzia delle Entrate.
Se stai pensando di rinunciare all'eredità, fermati prima di firmare qualsiasi cosa. La rinuncia si fa davanti al notaio o alla cancelleria del tribunale, ha regole sue e non si torna indietro. Chiamaci, ti diciamo subito a chi rivolgerti.
Entro quando va presentata: dodici mesi dal decesso
Il termine è di dodici mesi dall'apertura della successione. Lo dice l'articolo 31, comma 1 del decreto legislativo 346/1990. L'apertura della successione coincide, in quasi tutti i casi, con la data della morte (articolo 456 del codice civile). Non con il funerale, non con la lettura del testamento.
Dodici mesi sembrano tanti. Non lo sono. Tra certificati da richiedere, banche che rispondono con i loro tempi e visure catastali da sistemare, il tempo utile vero è molto meno. Il consiglio è di muoversi entro tre o quattro mesi dal decesso.
Se il termine è già scaduto, la pratica si fa lo stesso. Si chiama ravvedimento operoso: presenti la dichiarazione in ritardo e paghi una sanzione ridotta rispetto a quella piena, più gli interessi. Prima ti muovi, meno paghi. Ci capita spesso di sistemare successioni ferme da anni, a volte da due generazioni.
I documenti che servono per aprire la pratica
Non serve che tu li abbia già tutti. Diversi li recuperiamo noi. Questo è l'elenco completo, così sai cosa cercare in casa.
- certificato di morte o autocertificazione
- codice fiscale e documento d'identità del defunto e di tutti gli eredi
- stato di famiglia del defunto alla data del decesso e stato di famiglia degli eredi
- testamento, se c'è, con il verbale di pubblicazione del notaio
- atti di provenienza degli immobili: rogiti di acquisto, donazioni, precedenti dichiarazioni di successione
- visure e planimetrie catastali di ogni fabbricato e di ogni terreno
- certificato della banca con il saldo di conti, libretti e titoli alla data del decesso
- documentazione del mutuo residuo, se sull'immobile c'è ancora un mutuo in corso
- fatture delle spese funebri e delle spese mediche degli ultimi sei mesi di vita
- libretto di circolazione dei veicoli intestati al defunto
Le spese funebri si possono dedurre dall'attivo ereditario fino a 1.032,91 euro, e le spese mediche degli ultimi sei mesi di vita sostenute dagli eredi si deducono entro i limiti previsti dal Testo unico. Servono le fatture, quindi conservale.
Un geometra può presentare la dichiarazione di successione?
Sì, e non è una novità recente. Il provvedimento dell'Agenzia delle Entrate n. 42444 del 1° marzo 2017 ha abilitato i geometri all'invio telematico della dichiarazione di successione e delle domande di voltura catastale. Da allora, quando in eredità ci sono immobili, la pratica può seguirla per intero un tecnico.
Non è un dettaglio burocratico: è il motivo per cui conviene. La successione con immobili e la sistemazione al catasto sono lo stesso lavoro, guardato da due parti. Se la planimetria non corrisponde allo stato reale, se un passaggio di trent'anni fa non è mai stato voltato, se il fabbricato risulta ancora rurale, ce ne accorgiamo mentre prepariamo la dichiarazione, non sei mesi dopo davanti al notaio.
Restano i casi in cui serve anche il notaio, e te lo diciamo subito: se c'è un testamento pubblicato, se qualcuno rinuncia all'eredità, se si deve fare una divisione con atto. Lì lavoriamo insieme, e la parte tecnica e catastale la portiamo avanti noi.
La voltura catastale automatica: cosa vuol dire davvero
La dichiarazione si presenta solo per via telematica, con il modello dell'Agenzia delle Entrate chiamato "Dichiarazione di successione e domanda di volture catastali". Il nome dice già la cosa importante: dentro la stessa pratica viaggia anche la voltura catastale.
La voltura catastale è l'aggiornamento dell'intestazione al catasto: si toglie il nome del defunto e si mettono i nomi degli eredi, con le quote giuste. Con l'invio telematico parte in automatico insieme alla dichiarazione. Non devi andare al catasto e non devi presentare una domanda a parte.
Automatica però non vuol dire garantita. Se i dati catastali non sono allineati, la voltura si blocca o passa solo su alcuni immobili, e va poi presentata a mano all'ufficio competente. È qui che serve il tecnico, e serve prima, non dopo.
Le difformità che saltano fuori proprio adesso
La successione è il momento in cui viene a galla tutto quello che negli anni non è stato sistemato. Non è sfortuna. Nessuno guarda le carte di una casa finché non è costretto. Questi sono i casi che troviamo più spesso:
- una successione precedente mai presentata, tipico quando è mancato prima un genitore e nessuno ha fatto niente: il catasto risulta ancora intestato al nonno e la voltura non passa finché non si chiude la pratica vecchia
- immobili intestati in catasto a persone sbagliate, o con quote che non corrispondono agli atti
- un fabbricato mai accatastato, oppure censito come rurale e mai aggiornato
- una veranda, un sottotetto o un ampliamento che nella planimetria non ci sono
- terreni diventati nel frattempo edificabili, con un valore diverso da quello che immaginavi
Quando la planimetria non corrisponde allo stato reale si sistema con un Docfa, cioè la pratica informatica con cui si aggiorna il catasto dei fabbricati (Documenti Catasto Fabbricati). Se invece la difformità non è solo catastale ma anche edilizia, si passa dal Comune, con una CILA (Comunicazione di Inizio Lavori Asseverata) o con una pratica di sanatoria, a seconda di cosa è stato fatto e quando.
Noi questa verifica la facciamo all'inizio, non a metà pratica. Così sai subito cosa c'è da sistemare, quanto costa e quanto tempo serve, senza sorprese quando ormai hai già firmato.
Quanto si paga: imposte allo Stato e onorario dello studio
Sono due cose diverse e vanno tenute separate. Da una parte le imposte, che vanno allo Stato. Dall'altra l'onorario dello studio, che è il compenso per il lavoro. Nel preventivo le trovi distinte, voce per voce.
L'imposta di successione vera e propria colpisce solo i patrimoni oltre certe soglie, chiamate franchigie. Per coniuge e parenti in linea retta l'aliquota è del 4% sulla parte che supera 1.000.000 di euro per ciascun erede. Per fratelli e sorelle è il 6% oltre 100.000 euro a testa. Per gli altri parenti fino al quarto grado, e per gli affini in linea retta e in linea collaterale fino al terzo grado, è il 6% senza franchigia. Per tutti gli altri l'8%, sempre senza franchigia. Per le persone con disabilità grave la franchigia è di 1.500.000 euro. Nella maggior parte delle successioni di famiglia, tra coniuge e figli, questa imposta non si paga.
Quello che si paga quasi sempre, quando ci sono immobili, è altro: imposta ipotecaria (2% del valore catastale, minimo 200 euro), imposta catastale (1%, minimo 200 euro), imposta di bollo di 85 euro e tassa per i servizi ipotecari e catastali di 120 euro per ogni ufficio del Territorio interessato, quando si chiede anche la voltura automatica. Queste vanno versate prima di inviare la dichiarazione.
Se almeno uno degli eredi ha i requisiti prima casa, ipotecaria e catastale scendono a 200 euro ciascuna (articolo 69 della legge 342/2000). L'agevolazione va chiesta dentro la dichiarazione, non dopo.
Per le successioni aperte dal 1° gennaio 2025 l'imposta di successione la calcola il contribuente e si versa entro 90 giorni dalla scadenza del termine di presentazione. Sopra i 1.000 euro si può rateizzare: 20% subito, il resto in 8 rate trimestrali, che diventano 12 se l'importo supera 20.000 euro.
L'onorario dello studio dipende da quanti immobili ci sono, da quanti sono gli eredi e da quanto c'è da sistemare al catasto. Te lo diciamo prima di iniziare, per iscritto, insieme al conto delle imposte.
Cosa succede se la successione non si presenta
Il conto corrente del defunto resta bloccato. La banca lo sblocca solo con la ricevuta della dichiarazione presentata. Vale anche per libretti e titoli.
Non puoi vendere. Nessun notaio stipula un atto su un immobile ereditato senza successione presentata e voltura fatta. Lo stesso se volete dividervi i beni tra fratelli o intestare la casa a uno solo.
Poi ci sono le sanzioni. Per le violazioni commesse dal 1° settembre 2024, l'omessa dichiarazione costa il 120% dell'imposta liquidata dall'ufficio, che scende al 45% se il ritardo non supera i 30 giorni. Se imposta di successione non ne è dovuta, e capita spesso, la sanzione resta comunque fissa: da 250 a 1.000 euro per l'omessa dichiarazione, da 150 a 500 euro per il ritardo entro 30 giorni. Restano dovute in ogni caso imposta ipotecaria, catastale e interessi.
Un dettaglio che fa comodo: se presenti la dichiarazione di successione e dentro ci sono immobili, non devi presentare anche la dichiarazione IMU. Ci pensa l'Agenzia delle Entrate a trasmettere i dati al Comune.
Questa pagina spiega la regola generale in modo divulgativo. Ogni situazione ha i suoi dettagli: prima di decidere, facci vedere il tuo caso.
Domande frequenti
Le domande
che ci fanno.
Devo per forza andare dal notaio per la successione?
Non sempre. Se non c'è un testamento da pubblicare, nessuna rinuncia e nessuna divisione da mettere per atto, la dichiarazione di successione la prepariamo e la trasmettiamo noi: i geometri sono abilitati all'invio telematico dal 2017, e insieme alla dichiarazione parte anche la voltura catastale. Se invece il notaio serve, te lo diciamo prima di iniziare e ci lavoriamo insieme.
Devo presentare la successione anche se il defunto non aveva case?
Dipende. Sei esonerato solo se ci sono tutte e tre le condizioni insieme: eredità al coniuge o ai parenti in linea retta, attivo non oltre 100.000 euro e nessun immobile o diritto reale immobiliare. Manca anche una sola di queste e la dichiarazione va fatta.
Sono passati più di dodici mesi. Cosa rischio?
La pratica si può ancora presentare con il ravvedimento operoso, che riduce la sanzione. Più tempo passa, meno lo sconto è alto. Chiamaci e ti diciamo a quanto ammonta nel tuo caso prima di partire.
Dobbiamo firmare tutti gli eredi?
No. Basta che la presenti una sola persona tra quelle obbligate e vale per tutti. Ci servono però i dati e i documenti d'identità di ciascun erede, perché vanno indicati nella dichiarazione con le rispettive quote.
Se rinuncio all'eredità devo comunque presentarla?
Chi ha rinunciato con atto formale davanti al notaio o alla cancelleria del tribunale non è più tra gli obbligati. La rinuncia però va fatta prima e nelle forme di legge. Non basta dire a voce che non vuoi niente.
Posso farla da solo con il modello dell'Agenzia delle Entrate?
Se non ci sono immobili e la situazione è lineare, sì. Se ci sono case, terreni o quote, il rischio concreto è di inviarla con dati catastali sbagliati: la voltura non passa e devi rifare tutto, con i tempi che si allungano.
Dopo la successione la casa risulta intestata a noi anche al catasto?
Sì, se la voltura automatica va a buon fine. Ti consegniamo la visura aggiornata come prova. Se qualche immobile resta indietro perché i dati non erano allineati, presentiamo noi la voltura all'ufficio.
E per la TARI e le utenze cosa devo fare?
La dichiarazione IMU non serve, ci pensa l'Agenzia delle Entrate a passare i dati al Comune. Per la TARI di solito va fatta una comunicazione a parte all'ufficio tributi, e le regole cambiano da Comune a Comune. Te lo verifichiamo noi.
Quanto tempo ci vuole per chiudere la pratica?
Il grosso del tempo se ne va nel recuperare i documenti e nel sistemare il catasto, non nell'invio. Se le carte ci sono e non c'è nulla da sanare si chiude in poco.
Hai una successione da fare? Passa in studio.
Porta quello che hai, anche solo il certificato di morte e una vecchia visura. Guardiamo insieme cosa c'è, ti diciamo quali documenti mancano, cosa va sistemato al catasto e quanto costa, prima di iniziare. Poi la portiamo avanti noi e ti aggiorniamo a ogni passaggio. Chiama il Geom. Amedeo Falcone al 347 135 0574 o scrivi a info@salentosicurezza.com. Lo studio è in Via Alessandro Volta 28, Torrepaduli di Ruffano (LE), aperto lunedì, mercoledì e venerdì dalle 16:00 alle 20:00.
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